Quando le Isole Tremiti erano abitate solo da pescatori, per i quali esse erano dimora e sopravvivenza, questi sceglievano le cale dove andare a seconda di quello che volevano mangiare. Il mio fidanzato di un tempo andato – che chiamerò Conrad per amore dello scrittore che tanto mi ha insegnato – fresco di patente ma in possesso di una barchetta in grado di raggiungere le isole, scelse Cala Spido, perché, mi confessò, “ti accoglie come in un abbraccio”! E fu così che quando il sole annunciava la sera salpammo da Termoli, anche perché, aggiunse, “arrivare all’imbrunire è come mettere i piedi sulla luna”! Presa da tanta poesia mi lasciai coinvolgere e nonostante fossi stata preparata dagli “argomenti” di Conrad che voleva tramortirmi con le sole parole, la sorpresa fu grande! Sembrava davvero di approdare sulla luna, Cala Spido era la luna!

L’acqua, le rocce alte e maestose ma degradanti dolcemente fino al mare, la ricca vegetazione dei pini, tutto era reso di un argento fulgido, perché, quella sera l’unico satellite della terra era così grande che illuminava anche l’angolo più remoto e protetto.  Che fortuna quel ragazzo…sembrava avere tutto dalla sua parte!

Ma toccava ormeggiare e poiché si rimaneva la notte, la sola ancora poteva non bastare era meglio legarsi a qualche scoglio con una cima. Forte di un’esperienza che non c’era ma che voleva a tutti i costi dimostrare, Conrad ammaina il canotto e con un solo remo si dirige verso quello scoglio che avrebbe dovuto tenerci ben saldi alla terraferma. Sembrava andare veloce e deciso verso la meta che aveva individuato con l’aiuto della luce emanata dalla luna, sotto il mio sguardo ammirato e forse anche un po’ estasiato dalla sua maestria nel governare quel natante come il miglior gondoliere della famosa Repubblica, vi ricordo che aveva deciso di usare un solo remo! Quand’ecco che vedo il canotto rovesciarsi e Conrad sparire sotto l’imbarcazione. Per un momento ho temuto il peggio e che il sogno si fosse infranto contro quelle rocce ma prima che mi lasciassi sopraffare dal terrore, l’uomo del mare – questo era per me fino a quel momento – mi chiama e mi assicura che è tutto a posto.  A quel punto ho potuto liberare la fragorosa risata che avevo trattenuto con tanta fatica. Tuttavia, già qualcun altro, dalle barche a noi più prossime – Cala Spido è il rifugio preferito dalle imbarcazioni private – era venuto in soccorso, soccorso prontamente rifiutato dal mio eroe che non voleva rinunciare alla sua impresa e non voleva mostrarmi vulnerabilità alcuna! All’s well that ends well! fissata la cima iniziammo a godere di quel silenzio rotto dai rumori quasi impercettibili che solo la natura sa produrre: lieve rollio delle onde, leggera brezza che muovendo le foglie dei giganteschi alberi che sovrastano le rocce crea quel bisbiglio dolce come una ninna nanna… e al mattino davanti a noi si apre uno scenario inenarrabile.

Cala Spido era quell’abbraccio di cui il mio Conrad mi aveva parlato: eravamo avvolti da rocce che dalla barca sembravano ancora più alte e che in alcuni punti i pini ricoprivano così fittamente che era difficile credere che le radici non affondassero su un terreno fertile e produttivo. Quelle stesse rocce degradavano armoniosamente verso il mare creando piccole “spiaggette” dove distendersi al sole e naturalmente il mare! Come descriverlo senza incorrere nel rischio di non riuscire a rappresentare la realtà? Ma ci provo di quell’acqua racchiusa in quella profonda insenatura posso dire che è fresca, cristallina, dai colori cangianti a seconda del momento della giornata e delle condizioni meteo, emozionante perché nuotando ti fa vedere due mondi meravigliosi quello sottomarino e quello intorno a te quando, riluttante, prendi aria per proseguire e continuare a godere della vita che si svolge silenziosa sotto! Se poi sei fornito di maschera e tubo sarà difficile distogliere lo sguardo da quelle profondità che ti trasportano così lontano da darti la sensazione, molto realistica, di essere su un altro pianeta.

Non sono una blogger ma amo il mare, la letteratura e soprattutto le Isole Tremiti. Perché? Perché sono parte della mia vita dal momento in cui il mio sguardo è diventato consapevole di ciò che c’era intorno…e quindi molti, tanti anni fa.

Per lungo tempo le Isole Tremiti sono state per me solo la sagoma di un promontorio in mezzo al mare, in lontananza, sui cui proiettavo i sogni e i desideri di una bambina prima e di un’adolescente poi.

Immaginate cosa ho provato la prima volta che ho posato i piedi su quegli scogli e mi sono tuffata in quelle acque che lasciavano vedere tutto ma che dal balcone di casa mia sembravano scure, profonde, dense, quasi minacciose ma pur sempre piene di una carica mesmerica che per anni ha catturato il mio sguardo.

Gioia è la sensazione che più si avvicina a quel fatidico momento in cui scendendo dalla nave ho dato sostanza ai miei sogni e alla mia immaginazione e gioia è ciò che sento ancora ogni volta che mi avvicino a queste isole che rendono prezioso il nostro Mare Adriatico e che per descriverle bisogna dare fondo ai tre volumi del vocabolario Treccani! Ma non è tutto qui!

Non sono neanche un’isolana eppure sono riuscita a percepire il racconto che queste isole intrecciano e ti narrano attraverso le falesie, le grotte dai colori inusitati, i faraglioni, le calette, i pini d’Aleppo…è vero, la natura dice, parla ovunque ma qui le sue “parole” ti restano addosso, ti si imprimono nella mente e ti riempiono gli occhi e il cuore!

Ecco perché ho sentito forte il bisogno di condividere con voi i racconti che le isole mi hanno donato, i paesaggi immensi di cui mi hanno fatto godere, le sensazioni sempre nuove che sempre avverto ogni volta che mi tuffo in quelle acque circondate da rocce imponenti che le rendono più pure del più puro cristallo.